mercoledì 6 luglio 2011

BUSON E CONTIN

    Gilberto Buson, Cristian e Flavio Contin, pochi ricorderanno questi nomi, sono i patrioti del Veneto serenissimo governo, che con due trattori travestiti da carro armato, sbarcarono nella laguna veneta per lanciare il loro programma di secessione.
    I tre sono stati assolti in via definitiva dalla Cassazione, l’assoluzione fa seguito a quella già incassata nei precedenti due gradi di giudizio. L'organizzazione, secondo la Cassazione era «strutturalmente» non idonea «al perseguimento dello scopo eversivo, data l'assoluta carenza di disponibilità strumentali che tale programma potessero attuare». Una pagliacciata insomma, di questo ce ne eravamo accorti tutti già da allora, erano in pratica due carri carnascialeschi fuori periodo.
     Sta bene l’assoluzione, peccato che la stupidità non si possa condannare altrimenti i tre avrebbero avuto il massimo della pena.

UOMINI E BASTA

    
     Supponiamo che qualche decennio fa un presidente del consiglio, ad esempio Andreotti o Moro o La Malfa, avesse discusso nel consiglio dei ministri un decreto e poi successivamente l’avesse portato alla firma del Presidente della Repubblica.
    Supponiamo che il ministro dell’economia di allora, si fosse accorto che nel decreto, portato alla firma, fossero state inserite norme non concordate.     
    Supponiamo ancora che qualche ministro, ad esempio all’istruzione o all’ambiente, si fosse accorto che, sempre in quel decreto, fossero stati inseriti tagli ai loro ministeri non concordati in consiglio.
     Supponiamo ancora che il partito o i partiti alleati si fossero accorti che  in quel decreto fosse stata inserita, a loro insaputa, una norma per salvare da un processo il presidente del consiglio o qualche suo amico.
     Cosa avrebbero fatto i ministri ed il partito alleato nella vituperata prima repubblica?
      I ministri si sarebbero immediatamente dimessi, il partito alleato avrebbe sfiduciato il presidente ed aperto la crisi.
     Ma,  qualcuno dirà, erano uomini di altri tempi, no non di altri tempi erano uomini e basta.

martedì 5 luglio 2011

MIRABELLO E BATTISTI

     E così a Mirabello ci sarà la festa per il rilancio del Pdl.
     Il titolo della festa sarà Il mio canto libero, dal titolo di una canzone di  Lucio Battisti. Ogni giornata ed ogni ospite avrà come presentazione una canzone di Battisti.
     Il neo segretario Alfano, nominato dopo democratico dibattito dal capo dei capi, avrà come sottofondo Un’avventura.
     A Scilipoti verrà dedicata Uno in più, al ministro Tremonti  la canzone le allettanti promesse, tratta dall’album Il nostro caro angelo non fu proprio un successo, d’altra parte neanche la politica economica del superministro si può dire un successo.
     All’invitato ministro Calderoni questione di cellule,  LP del ’77, come si  sa il ministro pensa che ci siano etnie propense a delinquere ed altre a lavorare, lui ovviamente fa parte di quest’ultima, meglio precisare.
     All’ex ministro Scaiola Il monolocale tratto dall’album  Una giornata uggiosa.
     Agli ex An, poi Pdl, poi Fli poi di nuovo Pdl, la canzone il doppio gioco tratta dal Don Giovanni.
     Grande finale Dieci ragazze per me, dedicata indovinate a chi?

lunedì 4 luglio 2011

AMEDEO LABOCCETTA

    Amedeo Laboccetta, il simpatico deputato dal cognome dopolavoristico, ex Msi, ex An e oggi fedele berlusconiano, colui che affermò che tutti gli italiani onesti sono dalla parte di Dell’Utri, fu promotore, agli inizi del corrente anno, di una interpellanza parlamentare  per contestare l’utilizzo delle intercettazioni nell’inchiesta in cui è coinvolto il suo collega di partito Papa,
    Adesso afferma di essere rimasto turbato, dopo aver letto il fascicolo delle intercettazioni, perché, continua, lui è uno di destra e non può restare indifferente alla lettura di queste pagine.
    Allora, penserete, cosa farà in parlamento, voterà contro o a favore dell’arresto di Papa? Risposta: in aula voterò secondo la regola della disciplina del gruppo, quindi contro l’arresto. Turbato sì ma non tanto da mettersi contro il suo partito.

domenica 3 luglio 2011

39 VITTIME

     Con la morte del caporal maggiore Gaetano Tuccillo, salgono a 39 le vittime italiane dall’inizio della missione in Afghanistan.
     Non voglio entrare nel merito se sia giusta o meno la nostra presenza in quella zona, vorrei solo, forse in una macabra statistica, far notare che dei 39 nostri soldati morti ben 27 provenivano dal sud dell’Italia, 7 dal centro e 5 dal nord Italia.
    Ci sarà pur una ragione se il sud contribuisce con tanto sangue alla nostra presenza all’estero.
    Non posso fare a meno di pensare alla canzone di Claudio Lolli dedicata al milite ignoto: io lo so chi ti spinse a partire e non fu desiderio di gloria.

sabato 2 luglio 2011

LE PORCATE

    Parlando della melma pestifera che sta venendo fuori dalle intercettazioni sulla cosidetta P4, il sig. Bossi ha dichiarato che la Lega queste cose non le fa.
    Sarà pure vero, ma Bossi dimentica di dire che é alleato da sempre di chi invece di queste porcate si nutre, e con queste porcate cerca di mantenere in piedi il suo sistema di potere, di cui la Lega é parte integrante.
    E' fin troppo facile e comodo dichiararsi fuori dagli scandali e poi appoggiarli politicamente. Ma si sa la strategia di Bossi è quella di abbaiare a Pontida e di leccare a Roma.

venerdì 1 luglio 2011

PARLAMENTO SOVRANO

    Durante la cerimonia di investitura per acclamazione, del neo segretario del Pdl Alfano, come si conviene ad un partito democratico, senza un dibattito, senza mozioni che si confrontano,  il presidente, fondatore, capo e chi ne ha  più ne metta del suddetto partito, ha affermato che il Parlamento deve ritornare ad essere sovrano.
    Ma come può un parlamento di nominati, zeppo di segretari del capo, avvocati del capo, amici e amiche del capo essere sovrano? E’ un parlamento illegittimo  perché gli elettori grazie alla legge elettorale voluta dalla destra non hanno potuto esprimere le loro preferenze.
    Ma poi il capo dei capi ha chiarito il suo pensiero, il Parlamento deve essere sovrano contro la Consulta, deve cioè, in parole povere, poter legiferare sganciandosi da qualsiasi controllo di legittimità.